E' un compito arduo descrivere e spiegare con le parole la profondità del Kung-Fu cinese. Con il termine Kung-Fu si definiva il coraggio, la forza e l'abilità tecnica all'epoca di Confucio, durante la quale si videro gli albori delle arti marziali tradizionali cinesi. Più tardi, nel periodo Han, il celebre medico Hua Tuo creò il metodo dei 5 animali, movimenti ispirati dall'osservazione della natura; il metodo fu praticato da uno sparuto numero di persone e ben presto se ne persero le tracce. In seguito Bodhidharma dedicò il tempo non impiegato nell'insegnamento dei classici buddisti alla ricerca di un metodo che mantenesse i monaci in buona salute: ancora una volta si ispirò osservazione degli animali, aggiungendo le sue conoscenze degli esercizi atti a sviluppare l'energia interna. Il sistema continuò la propria evoluzione e assunse il nome di "Yi Quan" o, più tardi, "Xin Yi Quan". Il termine Yi Quan significa boxe dell'intenzione e si basa ancora una volta sull'imitazione di 5 animali. Questo metodo raccolse moltissimi adepti e divenne l'antenato dello Shao Lin Quan, che di là a poco divenne famoso in tutta la Cina. Successivamente il grande generale Yue Fei sintetizzò la quintessenza di tutti gli stili, dando vita scarno ed efficace, lo Xing Yi !uan. A quel tempo, poiché si viveva una parentesi di pace, le arti marziali furono poco praticate e molti preferivano dedicarsi alla letteratura. Molti maestri di grande conoscenza, inoltre, si ritirarono in ascesi con il risultato di non tramandarci conoscenze essenziali. In epoca Qing nella città di Tai Yuan, provincia dello Shan Xi, visse il maestro Dai Long Ban, grande esperto di Xing Yi Quan, che trasmise lo stile a Li Luo Neng. Costui divenne famoso, oltre che per la sua abilità, per aver formato dieci allievi eccezionali, fra cui spiccano Che Yi Zhai, Liu Qi Lan e Guo Yun Shen. Quest'ultimo era il più abile dei tre e addestrava duramente i suoi allievi, costringendoli a praticare lo Zhan Zhuang per lunghi periodi. ( Zhan Zhuang è la pratica delle posizioni statiche, che venivano mantenute a lungo per addestrare il corpo e la mente al rilassamento e alla concentrazione. Questo era originariamente parte essenziale della pratica del Kung-Fu e richiedeva molta dedizione e tempo.) All'inizio Guo Yun Sheng ebbe molti studenti, ma i discepoli che veramente capivano i principi sottesi a questo arduo metodo erano rari, cosicchè spesso essi abbandonavano la pratica oppure erano allontanati dal maestro se cedevano. Il maestro Guo parlava spesso con amarezza del fatto che si rivelasse sempre più difficile insegnare a persone intelligenti e integerrime. Io concordo completamente con il pensiero del maestro. Io, a quel tempo, vivevo nel suo stesso villaggio e lui apprezzava molto la mia forza di volontà, tanto che, dopo avermi insegnato per molti anni, mi trasmise l'essenza delle arti marziali. La gente, oggi, apprezza le filosofie astruse e le tecniche bizzarre, ignorando che la vera filosofia e le tecniche efficaci si nascondono in ogni aspetto della vita quotidiana e nei movimenti naturali. Molti praticanti dei nostri giorni non studiano il vero Kung-Fu e la cultura di cui fa parte; spesso essi sono ignoranti, incompetenti e si lasciano abbagliare dalle mode. Come potremo fare in modo che il Kung-Fu si evolva ancora? Lasceremo la grande conoscenza del passato nelle mani di quegli sciocchi? Io non possiedo una grande abilità, ma sono custode degli insegnamenti del mio maestro e seguo le sue istruzioni per praticare e comprendere i principi e le teorie delle arti marziali cinesi. Sto attualmente cercando di lavorare al progetto di evoluzione e diffusione del Kung-Fu con persone integerrime ed intelligenti. Facciamo in modo che la cultura marziale cinese si diffonda tra la gente e che prosegua il suo cammino.

Wang Xiang Zhai Paese del Shen, Provincia He Bei, 1930

"I miei ex maestri in quanto raggi divini hanno portato nella mia vita grandi insegnamenti e di questo sarò loro eternamente grato. Ho cercato di recepire dal loro esempio quanto c’era di meglio, tralasciando i loro limiti umani per quanto evidenti. Non li biasimo per le loro scelte finali o se ad un certo punto hanno deviato dal sentiero. In molti momenti hanno espresso il massimo di quanto il loro livello evolutivo permetteva. Li ho considerati fratelli di cammino e non erano perfetti così come io non lo sono. Stanno anche loro imparando dalle esperienze e dagli errori. Non mi carico della loro responsabilità di non esser riusciti a portare a termine la missione. Ripeto, siamo tutti sul sentiero di realizzazione, non ci sono i giusti ed i falliti, li considero veri fratelli ed imparo molto dai loro e dai miei errori. "

Pietro Catania
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